“Oh, ma come c@xxo guidi?”

Sabato mattina.

Sono in scooter e mi sto dirigendo verso il centro di Bologna, con l’amico Fabio che mi segue in moto.

Infatti ci apprestiamo ad una bella seduta fotografica per il nostro progetto “C’era… oggi”.

Il centro è pedonalizzato, e l’ultimo tratto di via Ugo Bassi non è accessibile. Mi predispongo quindi per svoltare a sinistra in via Oleari, e di lì a destra in via Montegrappa.

Arrivo al semaforo prima di girare a sinistra. Davanti a me ho un Suzuki Burgman guidato da un tizio che sembra la versione bolsa di Jabba The Huttsento il povero monocilindrico sbuffare a fatica. Ci fermiamo entrambi al rosso.

Scatta il verde. C’è un uomo quasi fermo a metà delle strisce pedonali; Jabba gli passa dietro, ma io sono più veloce e (arditamente) gli passo davanti.

Nel contempo, supero anche il Suzuki (probabilmente ci sarei riuscito anche a piedi) e giro a sinistra in via Montegrappa.

Sento suonare insistentemente.

Accosto per parcheggiare, e Jabba rallenta facendosi vicino. Poi minacciosamente esclama: “Oh, ma come c@xxo guidi?”. Quindi prosegue lentamente, continuando a fissarmi con aria di sfida.

Poi se ne va a nasare i meloni da qualche altra parte.

E’ un episodio come se ne vedono tanti, quasi quotidianamente, sulle nostre strade. Nulla di straordinario.

Mi domando, però, cosa spinga un essere umano a questo tipo di rimprovero truculento da stadio – con tanto di “rallento e ti fisso nelle palle degli occhi”.

Cui prodest?

Mi vengono in mente solo poche spiegazioni:

  • Forse Jabba voleva darmi una lezione di guida e di stile.

Ma non mi conosce, né poteva vedermi dato che avevo casco integrale e visiera antisole abbassata. Per quello che ne sa lui, potrei anche essere Machete in vacanza: sai che me ne frega?

  • Forse Jabba era in cerca di approvazione.

Ma non c’erano testimoni pronti ad applaudirlo, né troupe televisive disposte ad immortalare il suo valoroso gesto da moderno gladiatore.

  • Forse a Jabba giravano perché aveva litigato col partner/figlio/figlia/cane/frigorifero/lo-sa-Dio.

Ma non è che prendendosela con me, risolve il problema. Quando rientra a casa, quel problema sarà ancora lì che lo aspetta.

Sta di fatto che io, sinceramente, proprio non capisco cosa spinga una persona a prendersela in questo modo con un perfetto sconosciuto. 

Sarà che io, di carattere, son proprio diverso.

In situazioni analoghe, probabilmente borbotto qualche ingiuria tra me e me, più per esorcizzare l’eventuale spavento; ma il fare da tifoso al derby, proprio no. La mia manovra era illecita, ci mancherebbe; ma io al massimo – al posto suo – mi sarei limitato al clacson.

Però già lo vedo, Jabba, che lega lo scooter con la catena e soddisfatto gongola: “Gliel’ho fatta vedere io, a quello lì!”.

Bravissimo. Continua così.

Però mica son tutti come me. Ti auguro di incappare in uno peggiore di te…

machete

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