Il senso di una laurea

“Omnia in mensura et numero et pondere” (Sap 11,21)

(“[Ma tu hai] disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso”)

(Scritta nell’Aula Magna del Dipartimento di Chimica, Bologna)

Vista del poliedro metallico Rh15C2Br2 in [Rh15C2(CO)24,25Br2]3- (mio oggetto di tesi)

Qualche tempo fa mi ha telefonato un tizio appassionato di fotografia, intavolando una discussione su un problema di sviluppo dei suoi negativi.

Il misterioso mondo di Google lo aveva condotto al mio sito, e di lì al mio numero di cellulare.

“Le volevo chiedere come sviluppare i miei negativi in modo che siano meno contrastati, quale prodotto usare”.

Poi ha aggiunto la stoccata:

“Del resto, lei √® anche un Chimico….

SIGH! ūüė¶

Sono sicuro al 99% che il tizio non fosse un laureato, perch√©¬†questa certezza ce l’hanno di solito quelli che (per fortuna o per sfortuna) non hanno avuto a che fare con l’universit√†.

Mi riferisco al fatto che un laureato in Chimica (o in Fisica, o in qualunque altra disciplina) sia automaticamente un’enciclopedia ambulante di questa vastissima scienza, in grado di sciorinare in qualunque momento formule su formule, soluzioni su soluzioni, risposte su risposte.

E’ un mito che va assolutamente sfatato… e vediamo perch√©.

Nonché e quale sia (a mio parere) il reale valore aggiunto di una laurea.

1. Scibile vastissimo

Anzi tutto, la Chimica è appunto una scienza estremamente vasta.

Esiste la fotochimica, la chimica inorganica, la chimica organica, la chimica delle macromolecole, quella delle radiazioni, la chimica analitica, l’elettrochimica… e ovviamente si studiano quasi tutte, ma √® impossibile dopo 30 esami diversi (tanti erano i miei) essere espertissimi in tutte queste branche.

Buona grazia se lo si √® nell’argomento della tesi!… che, nel mio caso, era di strutturistica (studio dei cristalli mediante diffrazione di raggi X).

Semmai, questo s√¨, diventa pi√Ļ facile reperire ed assimilare determinate informazioni, perch√© si sono gi√† affrontate in passato… Ma di qui a sciorinare¬†automaticamente principi di riduzione dei sali d’Argento mentre si passeggia per gli scaffali dell’IKEA, beh, ce ne passa.

2. Impara l’arte e mettila da parte

Secondo aspetto: non è assolutamente detto che si finisca per praticare ciò per cui ci si è laureati.

Pu√≤ benissimo capitare che si impari l’arte, e poi la si metta da parte… anche a tempo indeterminato.

Io, ad esempio, mi occupo di sistemi gestione qualit√† (ISO 9001) e quindi tutt’altro dalla Chimica. Me ne occupo da quindici anni, peraltro – non da due o tre.

E di fatto non vedo¬†un laboratorio chimico dal 1997 (l’anno¬†della tesi).

Ma allora la laurea non serve a nulla?

Secondo me serve eccome. E non solo (o meglio non tanto) per quella “quota parte” di conoscenza specifica che comunque fornisce.

1. Pellaccia dura

In primis, quando affronti 30 esami tutti difficili (no, nessun complementare che trattasse di soap opera o da passare in scioltezza) ti fai una certa “buccia” di fronte alle avversit√† che troverai anche nel mondo del lavoro.

Impari a rischiare, a buttarti, a sapere che quasi sempre esiste una seconda possibilità.

Impari sulla tua pelle che la maniera con cui si comunica vale quanto (se non di pi√Ļ)¬†del “cosa” si comunica.

Questo tipo di esperienza non si può comprare. Non si impara sui libri.

2. Sapersi organizzare

Poi, impari ad organizzarti.

Le nostre testi, ad esempio, erano sperimentali: un sacco di dati da analizzare, e tempi da da rispettare.

Io applicavo il Diagramma di Gantt prima ancora di sapere che si chiamava così, avevo un capo che mi consegnava la lista delle reazioni da fare con relativa tempistica, spesso dovevo cavarmela per conto mio (quanto tempo passato in biblioteca a leggere testi in inglese!).

All’universit√†, e forse per la prima vera volta nella vita, si √® lasciati quasi da soli.

E si matura… eccome se si matura.

3. Modelli di riferimento

Ultimo ma non ultimo aspetto, ti crei una forma mentis.

A tale proposito, cito la madre di tutti i miti da sfatare: l’Universit√† deve fornire¬†strumenti concreti. Assolutamente no, o meglio non solo: l’Universit√† fornisce modelli che possono poi essere applicati all’analisi e risoluzione di problemi, per analogia con quello che hai imparato.

Modelli che sono preziosi sia nel lavoro (molto di ci√≤ che succede in azienda, ad esempio, si pu√≤ spiegare con le leggi dell’equilibrio chimico…) sia nella vita di tutti i giorni.

Disclaimer

Con questo, naturalmente, non voglio dire che i non laureati sono timorosi, disorganizzati, e bovini!

Conta moltissimo anche la predisposizione personale: io ho genitori non laureati, ma farei la firma per avere la loro cultura e forma mentis!

Forse, per√≤, una laurea conferisce¬†molte chance in pi√Ļ per acquisire queste qualit√†.

E la telefonata?

Tornando all’amico che mi aveva telefonato nella speranza che io lo illuminassi con qualche speciale formula alchemica, gli ho cercato di spiegare che la fotografia va vissuta senza farsi eccessive masturbazioni mentali di carattere tecnico, perch√© infondo √® una forma d’arte.

Ma questo √® un altro film…