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Gli insopportabili silenzi

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Non sono mai stato un chiacchierone.

Mia madre, anzi, ama definirmi <<un orso, come tuo padre>>. Mia moglie è sostanzialmente d’accordo! E io pure: non mi definirei “taciturno”, ma di sicuro non ho quella logorrea che caratterizza molte persone (e mi caratterizza quando quando scrivo).

Alcuni invece, e lo sappiamo bene, non vedono l’ora di attaccar bottone.

Sono un po’ dappertutto: sugli autobus, nelle sale d’aspetto, nella cerchia dei conoscenti… persone che, evidentemente, trovano insopportabile il silenzio.

E allora parlano.

Poco importa il cosa!, l’importante è chiacchierare e non lasciare che quella terribile cortina del silenzio cali su di noi.

Di solito, io affronto queste situazioni con una certa insofferenza. Me ne rendo conto, ma è più forte di me. Ho sempre pensato alla comunicazione come ad una cosa terribilmente seria: la si usa per un fine ben preciso, non “a perdere”. Parlare di banalità, è, per me, uno spreco di tempo.

L’insofferenza tende poi a trasformarsi in irritazione – e di nuovo non lo nego – quando l’interlocutore parla per volerti convincere di qualcosa.

Perché esistono quelle persone che devono per forza “dimostrarti” quanto sono in gamba. Qualunque cosa tu abbia fatta, loro l’hanno fatta prima e soprattutto meglio di te. Ti parlano delle loro vite, di quanto sono bravi sul lavoro, dell’esercizio fisico, della loro dieta, di questo e di quello… Manco fosse il Giudizio Universale e si trovassero di fronte al Padreterno a giustificarsi.

Io, comunque, ascolto. Raramente sbotto; più spesso lancio qualche segnale (tipicamente ignorato); ma comunque ascolto.

Mia madre (sempre lei, molto saggia) dice che ascoltare è molto importante. E’ una cosa che eleva. E’ un dono.

Ha sicuramente ragione. Però invariabilmente mi domando: ma è poi davvero così terribile, il silenzio?

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