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Amici veri, e pesci in barile

Se dici “questa è una roccia che viene dalla Luna” puoi provare un grande interesse per quella roccia.

In realtà non penso che ci sia una gran differenza fra le rocce che abbiamo sulla Terra e quelle della Luna; penso che troveresti le stesse pietre anche se andassi su Marte. Ne sono quasi certo.

Se vuoi trovare qualcosa di interessante, dunque, invece di saltellare in giro per l’universo in quel modo, goditi la vita in ogni istante, osserva ciò che hai ora e vivi veramente nel tuo ambiente.

(S. Suzuki-Roshi, 20 Luglio 1969)

Central Park, New York City, Agosto 2010

Fui davvero contento di aver trovato quella band!

Facevano proprio il genere che piaceva a me. Potevo davvero suonare la chitarra come volevo io.

Ed inoltre, alcuni elementi appartenevano al mondo del professionismo. Per me era quasi un punto di arrivo e un motivo di orgoglio: suonare insieme a un “pro”, uno che lo fa di mestiere!

Un mio caro amico, ben più esperto di me, invece mi ammoniva: tu suoni per passione, non appartieni a quel mondo lì, stai attento! Mi scrisse:

<<Prima o poi questa cosa salta fuori: si proviene da due ambienti diversi, gli amici non sono gli stessi e spesso non s’inzuccano tra di loro, sorgono contrasti ed antipatie. E qui è uguale: tu sei bravo e lo sappiamo, ma sei un non-pro e questa cosa AI LORO OCCHI te la porti dietro non dico come un marchio d’infamia ma siamo lì. Certo, deve contare quello che uno sa fare e non se campa di musica o no, ma questo è un mondo perfetto che purtroppo NON è il nostro.>>

Aveva ragione da vendere, ovviamente…

Però l’onda dell’entusiasmo mi trascinava; e finii per ignorare l’avvertimento.

I primi tempi furono estremamente positivi. Pur non avendo la “loro” conoscenza tecnica, tenevo botta senza problemi. Ed avevo il medesimo metodo, a volte anche migliore: sono sempre stato un tipo preciso e puntuale. Ben presto mi dettero anche un soprannome: “il notaio”.

Sta di fatto che mi divertivo. C’era anche un bel clima, devo dire… quindi abbondavano le pacche sulle spalle, i <<ma come stiamo bene a suonare insieme!>>, la birretta dopo le prove, la cena della band…

Poi arrivò il primo vero conflitto.

Segnatamente, accadde che un membro del gruppo cominciò a mostrare una “primadonnite” vertiginosa: la pretesa di decidere tutto, la maleducazione, la spocchia… conditi da atteggiamenti assurdi tipo <<da adesso non vengo più a provare, che a me non serve>>. Manco fosse stato Miles Davis.

E qui emerse una differenza di atteggiamento in seno al gruppo.

  • I “pro” della band tendevano a giocare di sponda senza esporsi, attendendo l’evolversi della situazione – e cioè che la pentola a pressione scoppiasse da sé.
  • Io invece non avevo peli sulla lingua. Ho sempre pensato che sia meglio essere trasparenti oggi, che sentirsi in colpa domani; quindi dicevo papale papale quello che pensavo. O meglio lo scrivevo, perché (non s’era capito? 😀 ) sono sempre stato un grafomane.

Alla fine fu raggiunto l’obiettivo comune, e cioè la persona se ne andò. Ma non in modo indolore… nel senso che si tolse qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dell’unico che aveva “osato” contestarla apertamente. Mi pregio di citare testualmente cosa scrisse in una e-mail corale:

<<Se la tua piccola realtà ti ha portato a pensare di avere sempre ragione su tutto e tutti e a pensare che il mondo finisca la dove i tuoi occhi non vedono nulla sono affari tuoi! Quanto al fatto che mi rode mi permetto di mandarti a cagare perchè sei una persona molto piccola che non ha ancora capito parecchie cose! Ti prego di cancellare il mio indirizzo email perchè non ho intenzione di continuare con queste polemiche del cazzo! Per gli altri se avete bisogno di chiarimenti sono molto disponibile!!!>>

Eh già, gli altri…Come reagirono gli altri?

Mi sarei aspettato la solidarietà totale.

Invece ci fu 50% di silenzio, e 50% di reprimende.

Ovviamente furono le seconde a darmi più fastidio. Ma come: ieri birra e pacche sulle spalle, e oggi non solo non prendi le mie parti, ma mi fai pure la predica?

Uno dei “pro” infatti mi telefonò per chiedermi se apprezzassi la sodomia anale… dato che, a suo dire, col mio atteggiamento avevo ottenuto proprio questo. E poi aggiunse: sei stato un ingenuo, quella persona ha lanciato un sasso nello stagno che non doveva fare onde, invece hai risposto solo tu…

Non capivo. 😡

Certo, era facile che la primadonna ora andasse in giro a sparlare di noi. Ma… dov’era il problema? Che facesse pure!, noi dovevamo essere superiori a queste cose. Se siamo convinti dei nostri mezzi, le malelingue non hanno alcun potere.

Naturalmente, non avevo pensato al fatto che la situazione per i “pro” era ben diversa: era politica.

C’erano conoscenze comuni con la primadonna da non compromettere. Situazioni lavorative collegate da non rovinare. Acque da non intorbidire.

Il loro ragionamento fu semplice: perché sporcarsi le mani?, meglio fare il pesce in barile e lasciare che qualcun altro (io) fungesse da capro espiatorio.

Anche quando più tardi realizzai tutto questo, comunque, continuai a non capire. Perché per me la dignità non ha prezzo, e non si può comprare – nel lavoro, come fuori dal lavoro. Se mai dovessi fare un mestiere che mi obbliga alla prostituzione morale, cambierei subito.

Sta di fatto che per me si ruppe immediatamente qualcosa.

Perché io sono così, e sono sempre stato così: quando si raggiunge il limite, per me è finita… e non perdo tempo a spiegare perché o a mandare messaggi.

Raffreddai molto i miei entusiasmi. Li lasciai alle loro birrette post-prova. Mi limitai a fare “il compitino” onorando gli impegni presi… sicuro che a breve anche io avrei sbattuto la porta.

Non ce ne fu bisogno, perché il progetto si esaurì da sé, causa mancanza di date e di entusiasmi. Col senno di poi, posso tranquillamente affermare che la montagna partorì il topolino.

Qualche tempo dopo ricevetti una telefonata.

Era il “pro” che mi aveva fatto la morale. Voleva coinvolgermi in un altro progetto musicale.

Mi richiamò anche una seconda volta, più avanti. Forse anche una terza, onestamente non ricordo.

Fatto sta che la mia risposta fu “picche” tutte le volte.

In parte perché la voglia di suonare m’era davvero passata; ma in parte perché m’ero stancato di quelle situazioni ambigue e assurde. Quel mondo lì era (ed è) ad anni luce dal mio.

Al mio amico, quello che mi aveva messo in guardia, dissi: avevi ragione tu.

Del resto, le lezioni si imparano per non doverle più ripetere, ed ho capito che a volte si cercano situazioni diverse nella convinzione che rappresentino un miglioramento. Ci si fa ingannare dalle etichette.

Ma bisogna andare oltre le etichette. Inutile cercare la Luna se il nostro posto è sulla Terra. Dobbiamo cercare di valorizzarci nel nostro ambiente.

E magari fidarci subito degli amici veri! 😉

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