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Paura di volare? Studia gli incidenti!

Dal sito airdisaster.com: statistica

Da “Statistical Summary of Commercial Jet Airplane Accidents” (BOEING)

Ecco: la statistica di cui sopra dimostra  che gli incidenti al decollo rappresentano “solo” il 16% del totale. Ciononostante, è proprio al decollo che sono maggiormente nel panico.

Mia moglie può testimoniarlo: di solito mi zittisco, controllo di continuo la cintura di sicurezza, le mie mani diventano gelide

Poi, quando il volo si stabilizza, lo stesso fa il mio umore… e l’atterraggio non mi da’ alcun tipo di ansia.

Ma l’idea che, partendo da una solida posizione “terrestre”, io mi faccia proiettare in alto da una miscela di prodotti esplodenti all’interno di un sottile involucro metallico, non mi lascia tranquillo. Se poi c’è uno scalo, peggio mi sento: un altro decollo!

Ho cercato naturalmente di affrontare la cosa da un punto di vista scientifico, che è poi tipico della mia mentalità.

Dapprima ho ascoltato quelli che dicono: “Ma cosa vuoi che sia!, lo sai che è più probabile avere incidenti in macchina? Volare è meno rischioso!”. Un’osservazione classica e molto diffusa, che suonerà bene con la pancia, ma risulta incompleta se ci si ragiona un po’ su.

Il rischio, infatti, equivale al prodotto di probabilità (di avere incidenti) per gravità (dell’incidente):

Rischio = Probabilità x Gravità

…e se è pur vero che “P” in aereo è più basso che non in macchina, “G” è elevatissimo perché schiantarsi da decine di migliaia di metri d’altezza garantisce la quasi totale certezza di rimetterci le penne. 

No: l’unica maniera di tranquillizzarmi scientificamente e accettare che il rischio fosse globalmente ridotto, era assicurarmi che quel “P” fosse ridicolmente (ma ridicolmente proprio) basso.

E allora ho iniziato a guardare “Indagini ad alta quota”, la trasmissione TV (fatta molto bene) dove si raccontano gli incidenti e le successive investigazioni.

Parrebbe una mossa masochistica… e invece credo sia importante capire i meccanismi degli incidenti, ovvero quella catena di eventi che porta all’ultimo e fatale schianto. Perché quasi sempre è una sequenza di situazioni incredibili e rare.

Paradigmatico è il caso dell’ultimo e tragico volo del Concorde, avvenuto il 25 Luglio 2000. Un vero classico della sfiga.

In pratica lo sfortunato velivolo ha:

  • incontrato in fase di decollo un rottame lasciato da un altro aereo;
  • questo piccolo rottame (50cm) ha fatto scoppiare uno pneumatico;
  • s’è staccato un grosso pezzo di copertone;
  • il pezzo di copertone ha urtato l’ala;
  • l’urto ha generato un’onda di pressione sull’ala;
  • l’onda di pressione ha fatto saltare il bocchettone di rifornimento;
  • il carburante è uscito e s’è incendiato.

Se non è sfiga questa!!…

Insomma, l’essere diventato un assiduo frequentatore di “Indagini ad alta quota” mi ha garantito una certezza: gli incidenti aerei non dipendono praticamente mai da motivi tecnico/strutturali. Gli aerei sono fatti maledettamente bene.

Il corollario a questa certezza è altrettanto certo: o ci si mette la sfiga, o l’errore umano.

Ecco, adesso mi sento più tranquillo.

Forse. (“Errore umano”? Ehm…)

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