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I consigli di Stephen King

Stephen King nel 2007 (Wikimedia Commons)

Ho divorato “On Writing” di Stephen King.

E’ un bel testo: un po’ autobiografia, un po’ manuale. Interessante per capire come funziona la mente di uno scrittore così bravo e prolifico – anche se confesso di preferire i suoi classici meno recenti come “Carrie”, “Shining”, “IT”, “La lunga marcia”.

Ho pensato di riportare le frasi che mi hanno maggiormente colpito. Mi rendo conto che il post apparirà un po’ frammentario, ma fate finta che si tratti del mio blocco per gli appunti! (La traduzione dall’inglese è mia).

Cominciamo da un consiglio “logistico”:

Metti la tua scrivania in un angolo della stanza, e ogni volta che ti siedi lì per scrivere, ricorda a te stesso come mai non è al centro. La vita non è un sistema di supporto per l’arte: è il contrario.

Un requisito imprescindibile:

Se vuoi essere uno scrittore, devi fare due cose prima di ogni altra: leggere molto, e scrivere molto. Non c’è modo di aggirare questo requisito, nessuna scorciatoia. (…) Nella società civile è maleducazione leggere durante i pasti, ma se vuoi avere successo come scrittore, la maleducazione dev’essere l’ultima delle tue preoccupazioni.

Una dura verità, ma anche un’esortazione a non farsi deprimere dalle stroncature perché sono propedeutiche:

Non puoi spazzare via qualcuno con la forza della tua scrittura, finché non è stato fatto a te.

Un primo consiglio molto pratico:

Credo che la prima bozza di un libro non debba richiedere più di tre mesi.

Un secondo consiglio molto pratico:

Il luogo dove scrivere può essere modesto (e probabilmente deve anzi essere così), e richiede davvero un’unico elemento: la porta che tu sarai disposto a chiudere. Una porta chiusa sta a significare – al mondo ed a te stesso – che intendi fare sul serio; ti sei impegnato seriamente a scrivere, e non predicherai bene per poi razzolare male.

Un terzo consiglio molto pratico:

Una volta che la porta è chiusa, ti consiglio di fissare un obiettivo giornaliero: come nel caso dell’attività fisica, un obiettivo giornaliero eviterà di scoraggiarsi. Suggerirei mille parole al giorno. E siccome mi sento magnanimo, consiglio anche – per cominciare – un giorno di pausa alla settimana. Non di più, sennò perderai l’immediatezza e l’attaccamento alla tua storia.

Un lungo ma importante passaggio:

Io credo che “pianificazione” e “creazione spontanea” non siano elementi compatibili. Ho la profonda convinzione che le storie si facciano da sé. (…) La trama è l’ultima risorsa del bravo scrittore e la prima risorsa del fesso. La storia risultante finisce per apparire artificiosa e faticosa. (…) Per me, la situazione viene per prima. I personaggi – che spesso all’inizio solo poco più che abbozzati – per secondi. Una volta che queste cose sono ben fisse nella mia mente, comincio a raccontare. Spesso ho un’idea di come sarà il risultato, ma non ho mai voluto personaggi vincolati a ciò che volevo io. Al contrario, voglio che agiscano per conto loro. In qualche caso, l’esito è quello che mi ero immaginato. In molti casi, però, è ciò che non mi sarei mai aspettato.

Questo passaggio mi pare particolarmente interessante (forse il più interessante di tutti). Premettendo che non esiste una “ricetta sicura” per scrivere e ognuno deve trovare la sua, mi sembra utile sfatare il mito della pianificazione accurata a tutti i costi, del canovaccio blindato da cui partire, dei personaggi sicuri e certi. Trovo naturale che le creazioni artistiche vivano “di vita propria” e possano quindi evolvere anche durante la loro realizzazione.

Infine, secondo King il tempo da far trascorrere tra la prima stesura e la prima rilettura è di almeno sei settimane, durante le quali bisogna chiudere il manoscritto in un cassetto e resistere alla tentazione di sbirciare. Ecco perché:

Queste sei settimane di “recupero” ti consentiranno di vedere ogni buco rilevante nella trama o nello sviluppo dei personaggi. Parlo di buchi tali che ci passerebbe un autoarticolato. E’ incredibile come queste cose possano sfuggire allo scrittore mentre è impegnato a comporre giornalmente.  E dammi retta: se trovi alcuni di questi buchi, non deprimerti e non prendertela con te stesso. Anche i migliori di noi fanno queste cretinate. C’è una leggenda secondo la quale il progettista del “Flat Iron” si suicidò quando, poco prima della cerimonia del taglio del nastro,  si rese conto che non aveva previsto nemmeno una toilette per uomini nel suo favoloso grattacielo. Probabilmente non è vero; ma ricorda questo: qualcuno ha davvero progettato il Titanic e poi lo ha dichiarato “inaffondabile”.

Ovviamente in questo libro vi sono tanti altri consigli che mi sarebbe impossibile condensare in un post… quindi non mi resta che consigliarne la lettura.

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